28/02-01/03: Orsello e Porrara (DdG: Fante e Arditi)
Giorno #1: Monte Orsello (2.041 m), traversata dallo svincolo di Tornimparte (1.328 m) a Campo Felice (1.544 m)

Ecco la radiosveglia. Devo fare piano per non disturbare gli altri abitanti della casa…capiranno mai perché una persona decide deliberatamente di svegliarsi, sabato mattina, alle 5.00 (e m’è andata pure bene che me passano a prenne) per andare a farsi un mazzo come una capanna per due giorni in luoghi freddi e lontani? …probabilmente no, dovrò essere pronta alle solite prese per il culo ed al “ma ti avevo abituato tanto bene con il mare” di mio padre.

Tutto pronto, controllo solo le ultime cose…ma porc, le pile della macchina fotografica! Va be’, ormai è andata, vedrò di recuperare stasera alla Fantesca.

Ah, a proposito, ecco il Fante che mi chiama: arrivo! Hehe…tra le ultime ombre della notte romana scorgo una mascherina bianca lasciata dal sole sotto agli occhiali, e intorno c’è Stefano!

Bella. Saliti in macchina con Giulia raggiungiamo gli altri…quanto tempo! Volti noti, volti sconosciuti, c’è anche la mia ex compagna di corso Alessandra. Abbiamo tempo di scambiare 2 chiacchiere al bar, schivando le ciambelle volanti e la gente che le rincorre. Che bolgia!

E si parte, signore e signori. Primo ostacolo: what is “rampone”?! Meno male che i prodi ed attenti Stefano, Antonello e Trafor Man (è un supereroe) si sono impegnati in prima linea per rendermi autosufficiente. Wow. Saliamo.

«Metti i piedi dove li metto io», ok Stefano ti seguo! Che luce. Vedo il percorso disegnato da una linea che brilla fortissima lungo la cresta. Ho come un flash che mi dice di non seguire la luce…ma faccio a fidamme. Infatti tutto bene e raggiungiamo con facilità la cima. Finalmente ho avuto modo di vedere delle belle cornici con cui stare attenta, proprio uguali ai disegnini di Stefano. Il bel tempo ci segue fino alla fine, accompagnandoci in una mite e quieta camminata.

Aò, manco il tempo de cambiasse che siamo di nuovo in macchina. Salutiamo chi torna a Roma e partiamo. Destinazione: Fantesca. Corri corri che se arivamo primi il bagno è tutto nostro! Unica sosta per patatine e birre, a portar via.

Maccheccarina che è la magione Fantesca, mi apre un pinguino che mi dice di chiudere subito la porta che se no entra il caldo. Lo ignoro e stappo una birra. Basta poco che finisce in caciara. Intanto arrivano le altre macchine. Mi distraggo un attimo e ritrovo gli altri a pasteggiare con salame e rum. Salute!

Cena in un manco troppo ridente locale, da bocciare: salsicce bruciate, quelle non bruciate comunque da sospettare, grappa chimica. No, no, no, NCS – Non Ci Siamo. Ecco Giampaolo. Passeggiata per il paese, fa sempre piacere vedere le stelle ogni tanto.

E come te sbaji, tornati a casa via con la grappa. Grande Massimo che è organizzatissimo. Ma dopo poco escono fuori argomenti troppo complessi ed innatisti per essere affrontati sbrigativamente, buonanotte! Note di colore: Gaspare ha i gufini sul pigiama, lo stimo.


Giorno #2: Monte Porrara (2.137 m), traversata da Campo di Giove (1.100 m) a Stazione Palena (1.258 m)

Il buongiorno si vede dal…Trafor Man che ti porta il caffè a letto! Su su su che dobbiamo raggiungere gli altri. Eh sì, ecco il macchinone di AleRossi che ci aspetta a bordo strada, c’è anche Fausto!

Sconto della giornata: seggiovia, che ci fa risparmiare diverse centinaia di metri di dislivello. Bella.

Ok, metto i ramponi con facilità. La sfida di oggi è la piccozza. «Metti la piccozza dove la metto io», ok Stefano ti sto dietro! Che figata…è una sensazione assurda stare “attaccata” alla superficie della montagna. Occhio all’equilibrio, bilancio bene il peso.

Porc, ma quanto dura? Cammino cammino ma qui nun s’ariva mai…tengo duro. Ma quasi quasi no, appoggio un attimo il culo per terra e degusto un po’ di neve. La vista è spettacolare, nervature bianche e verdi che si spalmano fino all’orizzonte. Ma ecco che prontamente AleRossi mi richiama all’ordine (leggi: mi alza di peso) e su, verso la vetta!

VITTORIA. Poi un piccolo spuntino e giù giù giù veloci verso un divertentissimo bosco: neve alta, rami che si intrecciano ovunque, se semo tajati! Infine eccoci sulla strada, anche questa con la neve alta. Ultimi 6-7 km a piedi per raggiungere le macchine. Perfetto il tempismo del trenino che ci ha deliziato del suo passaggio. E finalmente – e sottolineo finalmente, perché pensavo di essere finita nel girone infernale degli alpini, dove più cammini e più non arrivi – siamo giunti alle macchine. Cambio rapido, poi bar. Alcuni tornano a Roma, mentre altri si rattengono per mangiare una pizza in un posto spettacolare (almeno chi poteva: io la pizza l’ho solo guardata, maledetto stomaco…). E poi tutti a letto, da bravi bimbi.

Cla.


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