20 Ottobre 2009: ANOTHER DAY IN PARADISE

                                                                                                      by Angelo

  

L’appuntamento questa volta lo faccio io: alle 5.00 al Banco di Brescia. Siamo solamente il sottoscritto e Franco; l’intenzione è quella di salire sul Corno Piccolo per la via Danesi già imbiancata, partendo da Cima Alta sopra i Prati di Tivo, gustandoci così l’alba all’arrivo previsto per le 7.30. Purtroppo però il sorgere del sole ci vede irrimediabilmente impantanati con la macchina dentro ad uno strato di 30 cm. di neve fresca inaspettata, tanto è che la trafo-panda di Franco dopo infruttuosi tentativi di liberarla dalle grinfie del gelo viene miseramente abbandonata all’altezza dell’ex campeggio!! La speranza è quella che al ritorno il ghiaccio che la intrappola si commuova e si “sciolga” davanti al nostro scoramento, lasciandoci ripartire per Roma. Ci muoviamo dall’auto con questo dubbio lacerante: torneremo questa sera a casa?!

 

Uno spettacolo incantevole di alberi inghirlandati di ghiaccioli ci fa presto dimenticare le preoccupazioni del futuro. A Cima Alta il bosco è un racconto di favole. Salgo praticamente con la macchina fotografica incollata all’occhio, ovunque lo sguardo volge è godimento assoluto. Tutto è intatto, in un ambiente primordiale come mai ho visto ad Ottobre; intorno veleggiano sfilacciature di nebbia e nubi vaporose come in un sogno antico di miliardi di anni.

Ci inerpichiamo solitari lungo la cresta dell’Arapietra, in un manto di neve via via più spesso sprofondando impietosamente.  Avessimo portato le ciaspole!  rimprovero a me stesso ma chi immaginava tutta questa neve. Proseguiamo assai lentamente nei 50 cm. di neve fresca. Non di meno il Corno Piccolo sembra lo stesso attirarci a se; il suo aspetto bianco immacolato è per noi un richiamo irresistibile, lassù ci aspetta un mondo incantato, lassù chissà quali segreti e misteri ci svelerà la montagna. Sappiamo che sarà dura arrivarci ma sappiamo pure che la conoscenza del bello va conquistata.

Il Passo delle scalette viene praticamente superato nuotando: sui pendii esposti vi è depositata più di un metro di neve fresca; quei cento metri che in estate richiedono poco più di cinque minuti hanno richiesto quest’oggi circa un'ora. Nel Vallone delle Cornacchie la risalita continua faticosa e incerta; la possibilità di un dietro-front è ora dietro l’angolo ma non demordiamo. Lo spettacolo tutto intorno è sempre più maestoso, i giganteschi massi accanto al sentiero sono come enormi coni gelato ricoperti di panna montata; è davvero un incanto.

Dopo cinque ore di sforzi sostenuti, alle 12.30 giungiamo finalmente al rifugio Franchetti coperto di neve come poche volte avevo visto in passato; ci sistemiamo nell’anticamera che funge da locale invernale e assaporiamo quello che di buono abbiamo portato da mangiare. La salita alla cima del Corno Piccolo è ormai divenuta utopia: ci vorrebbero almeno altre cinque ore per raggiungerla e la scalata diverrebbe un affare alpinistico di elevate difficoltà richiedente un attrezzatura tecnica che non abbiamo con noi.

Decidiamo di raggiungere almeno la Sella dei Due Corni. La Torre Cicchetti e la Punta dei Due appaiono in una veste patagonica inusuale per il periodo, sulla quale gli occhi si soffermano intensamente; le loro pareti bianche corazzate di ghiaccio e di colate di neve fresca sono una visione che cattura l’anima. Queste condizioni straordinarie, create da temperature di diversi gradi sotto lo zero, quassù perdurano ormai da diversi giorni. Sguazzando per un'altra ora nel mare di neve fresca raggiungiamo la Sella stremati ma soddisfatti. Per oggi basta così: la nostra dose di adrenalina e avventura l’abbiamo avuta; siamo appagati, nessuna inquietudine di conquista ci divora più.

Il ritorno nella luce pomeridiana precocemente invernale ci regala ancora suggestive visioni di nebbie e nuvole giocose impigliate nei profondi valloni della montagna. Seppur stanchi ci esaltiamo di fronte a tanta bellezza; la vita ci ha regalato un altro giorno in paradiso e gliene siamo profondamente grati. La discesa nella neve fresca continua veloce, giungiamo all’auto poco dopo le 16.00; il sole ha ammorbidito il tenace ghiaccio che ci permette di ripartire senza affanni in una quiete accesa che regna tutto intorno.

Ho un sogno, solo un sogno ….quello di continuare a sognare.

Angelo


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