Aeroplano, anzi no, Aeroplanissimo!
Ma come ha fatto Bruno a passare da qui senza fare storie? La domanda mi si pianta nella testa e mi dico: l’avranno legato... Eppure Flavio non accennava a un passaggio simile nel suo resoconto. Risaliamo pochi metri su erba bagnata e infida per trovare un passaggio più agevole e vedo che nella roccia alla nostra destra c’è una sosta nuova di zecca per una eventuale calata in doppia. Avercela avuta la corda l’avremmo usata, per fare prima e per stare in sicurezza. Il passaggio non è affatto banale…

Siamo sul versante Nord delle Murelle, una parete da pochi esplorata in arrampicata e attraversata da un solo «sentiero ufficiale», l’Aeroplano. In questa nuova fase della nostra vita devo prendere appuntamento con la mia metà per andare in montagna con lui e un mese fa abbiamo programmato questa escursione che mi attira particolarmente. Abbiamo preso qualche informazione e letto i resoconti di alcuni amici, ora procediamo sul campo godendoci lo spettacolo.

Il luogo solitario e immenso è di bellezza ammaliante, i camosci i padroni indiscussi, come pure l’ombra e l’aria frizzante di autunno che ci avvolgono lasciato il Fontanino in direzione delle Murelle.

Sarà per la malia del luogo, attraversato l’anfiteatro delle Murelle veniamo indotti dalla traccia a proseguire e superiamo ignari la deviazione per l’Areoplano, convinti di avere visto più avanti l’intaglio della sella della Capra che dobbiamo raggiungere.

Siamo soli, manco a dirlo, i colori dell’autunno mille metri sotto di noi esplodono in un patchwork di rosso, giallo, ruggine che ci dobbiamo fermare per ammirare in più punti. La roccia alla nostra destra sale ripida per metri e metri, scavata da grotte più o meno evidenti ; la traccia davanti a noi è esile ma evidente, lungo una cengia a tratti anche molto esposta. Fin qui abbiamo percorso un sentiero a tratti aereo, ma non difficile, che avanza senza far guardagnare particolare quota, proprio come dai resoconti letti. Ma ecco che ora la traccia scende, serpeggiando tra l’erba scivolosa che ricopre il pendio ripido. Proseguiamo con concentrazione e passo sicuro, evitando di distrarci con il panorama e senza particolari problemi. Arriviamo così ad un netto «scalino» inclinato, un passaggio tra una cengia superiore ed una inferiore, fatto di terra ed erba che non danno certo senso di stabilità. È qui che cerchiamo il passaggio più agevole, sempre più perplessi sulla via su cui siamo. Nessuno parlava di un tratto simile, di questa esposizione e inclinazione, qui ci sarebbero voluti ramponi da terra. Ma nè a Giorgio nè a me viene in mente di tornare indietro, anzi ci ripromettiamo di essere più precisi nel condividere con altri la difficoltà del sentiero. Passare si passa, basta essere cauti, e così facciamo, tribolando un po’ senza poter fare la doppia che qualcunaltro ha fatto prima di noi.

Riflettiamo che siamo più in basso di dove dovremmo essere come quota, sebbene siano tanti gli elementi coerenti con le informazioni lette: una traccia percorribile e percorsa, l’isolamento, il fianco scosceso de Le Murelle davanti a noi che scende a nord, un intaglio naturale da risalire. Archiviamo il passaggio critico e raggiungiamo l’evidente canale di risalita che superiamo senza difficoltà, scegliendo il ramo di sinistra che ci deposita in cresta. E qui la sorpresona della giornata: ci attende un bel boschetto di mughi, fitto fitto e caldo nel suo abbraccio, a confermarci che siamo più in basso della sella della Capra posizionata invece oltre la quota dei mughi.

Affrontiamo a questo punto l’inevitabile «lotta col mugo», intuendo grazie ad un ometto che una traccia corre proprio sullo strapiombante bordo del pendio verso la valle di Selva Romana. Meno male che i mughi sono ben ancorati al suolo e ci offrino anche appigli! Il folto assembramento presenta segni di attraversamento umano, ma non è facile districarsi. Impieghiamo una mezz’ora abbondante per superare la fascia dei mughi e a quel punto, su pendio aperto e sgombro, scorgiamo la traccia da riprendere. Viene dalla vera sella della Capra, situata a quota 2295 m, e prosegue verso la sella della Carrozza che separa il Martellese dalle Murelle, la dove termina il sentiero dell’Areoplano ricongiungendosi al sentiero di cresta per la cima delle Murelle.

A questo punto siamo certi di aver percorso una variante dell’Areoplano… e a fine giornata scopriremo che è proprio così. Abbiamo trovato una sola relazione online corrispondente in toto al nostro sentiero, che viene definito per soli esperti attrezzati con corda e casco: si chiama sentiero dell’Areoplanissimo, dove «issimo» sta ad indicare le maggiori difficoltà rispetto al fratello più noto.

La nostra escursione a questo punto prosegue tranquilla, e anche con un po’ di sole, toccando Murelle, Focalone, bivacco Fusco e terminando al rifugio Pomilio 9 ore dopo la partenza all’alba.

Uscita superlativa per l’ambiente, l’avventurosa ricerca della via di uscita, la sensazione di essere in un luogo davvero scarsamente frequentato, la certezza che farsi male li sarebbe stato un bel problema. Ci sentiamo di dare alcuni piccoli consigli a chi volesse andare: evitare uscite in solitaria, scegliere la stagione asciutta vista l’esposizione a nord, cimentarsi solo se si ha piede sicuro, portare casco e corda, che possono far comodo.

Sara e Giorgio

Majellata d’autunno 2018, 21 ottobre

Le foto qui: https://photos.app.goo.gl/tALoKXLvbafvYqeQ7