Bhutan: in viaggio con Anna! Kuzuzangpo la (“Ciao”)!

Antefatto: l'anno scorso in estate Anna, amica di Barbara e mia, ha incontrato al mare una sua amica giornalista che le aveva parlato di un viaggio in Bhutan e l’aveva messa in contatto con una ragazza che per tre anni aveva insegnato italiano a delle guide butanesi.
Anna si era pazzamente innamorata di questo viaggio e aveva proposto di farlo noi tre… Poi Anna ha avuto una recrudescenza del suo cancro ed è morta il 9 gennaio del 2026… In suo onore, in sua memoria e con lei nel cuore, Barbara ed io abbiamo deciso di partire e di fare il viaggio che lei aveva voluto e sognato… in viaggio con Anna, appunto ❤️
(link alle foto in fondo)

7-10-26 Roma – Delhi

Partenza da Fiumicino piuttosto comoda con Barbara, che mi ha raggiunta a Roma la sera prima. E giusto la sera prima è stato investito un uomo alla stazione Trastevere e cercando notizie su questo scopro che a Roma Tuscolana faranno lavori proprio da “ieri” a quando tornerò, e quindi cancellazioni e spostamenti in vista… vabbè… cambio programma e invece dell’economico trenino con qualche soldo in più prendiamo un comodissimo Uber (che poi è un taxi di itTaxi… boh… a 20 e passa euro meno che con il 3570… ari-boh…)

Partenza con circa un’ora di ritardo per traffico e per attesa passeggeri da altro aereo… Viaggio tranquillo ma dormito nulla… e vabbè… 8 ore buone di volo con un giretto extra finale perché l'aereo precedente non aveva lasciato la pista e quindi si “ridecolla” dalla discesa per un giro panoramico 😁 Prime all’immigration (miracolo!), ultime con i bagagli 😬 Cambiamo i soldi e cerchiamo un taxi ufficiale con fruttuosa ricerca al primo colpo! Siamo in albergo per le 3. Alle 4 sotto le lenzuola con sveglia alle 9 😉

8-10-26 Delhi

Colazione e poi ci organizziamo un mini tour, su consiglio del nostro amico indiano in Italia Rajesh: concordiamo una cifra per essere accompagnate e riprese da un autista di taxi che ci porta in primis al Tempio del Loto.

Letteralmente a forma di loto, è un tempio per tutte le religioni: chiunque può entrare e pregare secondo la sua religione, secondo la fede bahá'í del fondatore (ci sono templi così, ovvero case di culto, in tutto il mondo).

Siamo così fortunate da assistere al canto di 2 mantra dal vivo… bellissimo!!! Tanto silenzio dentro, giardino bellissimo fuori, un centro del turismo con libri di preghiera di tutto il mondo e di tutte le religioni: il principio mira a promuovere educazione, pace e prosperità globale perché ogni religione ha in sé questi principi!

Ci è piaciuto moltissimo! Poi ci dirigiamo al Gandhi Memorial, il luogo dove lui soggiornò gli ultimi anni e dove gli hanno sparato nel 1948.

Bellissimo luogo di giardini e fiori e moltissime spiegazioni sia scritte sia date a voce dai volontari.

Un bellissimo museo con anche una parte interattiva di allestimenti con suoni, luci, video e area bambini, davvero curioso, interessante e ben fatto.

Di 5 ore di giro ne abbiamo passate circa due in macchina per le vie periferiche di Delhi e come sempre è un’esperienza di uno spaccato umano e sociale sicuramente diverso da come si vive in Italia.

E come sempre è interessante, bello e triste insieme: tante contraddizioni di ceti, stili, persone e ci viene da pensare come sia difficile poter governare e amministrare tanta umanità così diversa!

9-10-26 Delhi – Paro – Thimphu

Partenza presto, non troppo traffico, si arriva presto in aeroporto ma tra attesa al check-in e i 1000 controlli si fa presto a dover essere al gate.

Volo breve con pranzo e poi arrivo da sogno nella "terra del drago tonante"... Valli verdissime percorse da grandi torrenti d'acqua, ovunque case con pitture tipiche, anche gli edifici dell’aeroporto sono in legno e dipinti e l’interno sembra un museo; al centro del nastro trasporta-valigie c’è una ricostruzione coloratissima di una loro casa tipica.

Sono gentilissimi tutti, rigorosamente vestiti con i costumi tradizionali gho e kira. È la prima volta che passo del tempo accanto al nastro trasportatore senza perdere la pazienza perché sono persa a guardare i mandala sul soffitto e le pitture alle pareti!

Uscite, incontriamo la nostra guida Jigme detto Jimmy e il nostro autista Kencho detto Jack, anche loro vestiti con i costumi tradizionali.

Gentilissimi e molto loquaci, nell’oretta di strada tutta curve che ci porta al primo albergo, ci raccontano un po' di tradizioni: le bandiere bianche dei morti che transitano nel Purgatorio buddista (Bardo); le bandiere colorate della fortuna; poi ci raccontano qualcosa degli abiti tradizionali e del cibo, dei paesaggi che vediamo, delle pitture e simboli sulle case (che sono rigorosamente fatte solo con colori naturali e fatte a mano).

L’albergo è una delizia di legno, ci danno una stanza d'angolo con due immense finestre sulla valle con vista di templi illuminati!

La cena è buonissima a base di zuppa, uova, patate con formaggio e dell’ottima verdura stufata!

10-10-26 Thimphu

Oggi giornata davvero intensa, ma partiamo con ordine: partenza ore 8:00, circa un’ora di macchina, inizia a piovere, come sempre parecchie curve ma immerse in boschi bellissimi di pini, abeti, querce e altre specie.

Sosta foto sotto un'acqua ancora lieve all'immagine in rilievo e dipinta di Guru Rinpoche, in uno scenario di rivoli d'acqua, tantissime bandiere delle preghiere, minuscoli stupa con le preghiere dentro che sono ammucchiati sulle finestre delle ruote delle preghiere; ruote che grazie all’acqua girano e suonano la campana ad ogni giro.

Arriviamo a 2.650 m dove inizia a piovere davvero forte, mi metto i sovrapantaloni e indossiamo le scarpe da trekking, ma come una sciocca lascio i bastoncini 😬. Giacca antipioggia, copri zaino, ombrello per Barbara e partiamo per una ripida salita a lastre di pietra bagnata che sale per 250 metri senza soluzione di continuità. Ci concediamo un paio di soste sotto delle tettoie. Smette di piovere ma poi ricomincia... Il panorama è bellissimo: nuvole tra gli alberi, montagne verdissime che ci circondano, i colori dell'autunno che cominciano, il rumore della pioggia e dei nostri passi... Tra foto, fermate e cammino in un'oretta siamo al monastero che in parte è in rifacimento… prima di entrare ci concediamo un tè che sostiene economicamente il monastero.

Poiché oggi è l'ultimo giorno del calendario lunare è festa, quindi i monaci suonano i loro strumenti e recitano le preghiere. Il monastero è una meraviglia di pitture naturali fatte a mano, l'atmosfera è bellissima e ci spiegano tutti i componenti dell'altare con i tre Buddha e le offerte… rimaniamo incantate da strutture di burro colorate fatte dai monaci! All'interno è rigorosamente vietato fare fotografie e sarà così per tutti i monasteri buddisti.

Stiamo un po' nei dintorni del monastero, tra schiarite e grandinate, con qualche scimmia intorno che per fortuna non si avvicina. Riprendiamo il cammino sotto una bella acqua e nel frattempo stanno salendo tante persone per la festa, ma noi ci siamo godute tutto praticamente in solitudine!

La discesa su pietra bagnata non è affatto banale e mi offrono un tondino di ferro da cantiere come bastoncino che subito accetto! Percorriamo un primo tratto ad anello nella foresta e poi parte del sentiero già fatto, sempre affascinate da questa natura.

Ripresa la macchina ci portano in un ristorante butanese dove mangiamo un'ottima zuppa, dei noodles, verdure, uova e chili (piccantissimo!!!), da mettere a gusto nostro, e dei fantastici ravioli: noi li ordiniamo con patate e formaggio!!!!

Si riparte per il museo delle tradizioni dove ci accolgono in costume e ci mostrano dagli strumenti musicali alle maschere delle feste agli utensili tipici della cucina e poi ci invitano ad assistere a uno spettacolo di danze: una danza obbligatoriamente va fatta con i visitatori!! Barbara ed io ci prestiamo senza troppe storie. Ci offrono anche tè al burro, da bere con riso saltato, e un dolce di riso giallo e mandorle… e una grappa tipica!!!!

Ci mettiamo di nuovo in macchina e dopo un po' di curve e paesaggi tra foreste e case (sempre rigorosamente dipinte per la buona fortuna) arriviamo alla Riserva dei Takin, dove sono curati i takin (un misto tra una capra e una mucca, tipico delle montagne himalayane) che si ammalano o che rimangono orfani o che comunque non possono vivere in natura, e poi, nello stesso stato di bisogno, ci sono cervi, daini, alcune specie di capre e di uccelli, tutti himalayani.

Il posto è fantastico: tutto nel verde con passerelle anche loro verdi per chi visita e per non disturbare gli animali.

Una volta curati, gli animali, se sono in grado di correre, vengono rimessi in natura, altrimenti rimangono a vita nella riserva.

Si riparte in macchina verso la statua gigante del Buddha che sovrasta la città, che però è in rifacimento e tutta coperta! Facciamo un giro intorno e ridiscendiamo i 350 gradini che vanno a una delle porte d'ingresso, riccamente intagliata e decorata, e ci vengono spiegate le varie figure allegoriche. Il sole troneggia ora forte sulla testa della statua del Buddha!

Si ritorna in città per una visita al mercato di frutta, verdura, formaggi e spezie… un tripudio di colori e odori e montagne di chili in tutte le fogge e preparazioni!

Compriamo degli incensi che qui sono sempre affascinanti.

Poi ci lasciano in città una mezz'oretta per vedere la via principale. Ci recuperano e ci portano di nuovo in albergo… messo piede in albergo inizia di nuovo un diluvio di pioggia… per fortuna ceniamo qui.

11-10-26 Thimphu – Passo Dochula (3.100 m) – Punakha

Partenza comoda ore 9:00 dopo la solita buona colazione. Si paga l’acqua minerale dei due giorni, pari a 1,20€ per 2 litri, e lasciamo la mancia di 500 Nu (che sono circa 5€) per dire che abbiamo gradito il posto! Abbiamo un’ora di macchina fino al passo a 3.000 m e ci godiamo paesaggi di risaie e boschi di pini e querce.

Al passo c’è un grande stupa con intorno 108 stupa più piccoli (108 è il numero fortunato del buddismo).

Facciamo un giro in questo bel posto e ci riempiamo gli occhi con le montagne della catena himalayana alta coperta da bianche nuvole che si confondono con la neve dei picchi. Un grande e lungo cartello nomina le cime mai scalate perché considerate sacre e quindi non c’è il permesso per le spedizioni. Sono molte oltre i 6.000 m e al massimo 7.000 m e qualcosa.

Discendiamo dal passo e ci dirigiamo verso il monastero dei “peni”.

Arriviamo con la macchina fino a un punto e poi proseguiamo a piedi tra campi di riso, poi tra le case di chi dipinge meravigliosi mandala e dipinti religiosi vari su carta.

Non resistiamo e ne prendiamo due: i più piccoli che ci sono, sia per il trasporto sia per non far pesare lo zaino finale e sia per il costo! I colori sono tutti naturali e per alcuni ci sono mesi, mesi e mesi di lavoro!!! Ce n'è anche uno interamente in oro!

Sono meravigliosi: alcuni molto ricchi di particolari, alcuni più semplici, ma vederli fare è un incanto!

Passiamo anche in una bottega dove vengono dipinti soggetti vari su una carta molto dura prodotta da un albero della zona: quelli con i monaci di spalle sono bellissimi ma tra il costo e lo spazio nello zaino tralasciamo…

Dopo una breve salita, con i soliti gradoni tipici himalayani, arriviamo al tempio del pene dove però ce n'è solo uno in forma di statua, mentre le altre statue sono dei fondatori del buddismo tibetano. La leggenda narra che dal Tibet un guru lanciò una freccia indicando al popolo il cammino e dove avrebbero dovuto fondare il monastero.

È domenica e oltre ai turisti ci sono moltissimi locali che vanno a pregare e portare i bambini per la benedizione. Ne vediamo di piccolissimi vestiti anche loro con i costumi tradizionali e sono bellissimi e tenerissimi ma non li fotografiamo per rispetto.

Il pene è considerato un simbolo fondamentale contro le maldicenze e contro l'invidia e lo troveremo su tutte le case sia dipinto che scolpito e appeso.

Scendiamo dal bel monastero che si affaccia su una valle bellissima di campi ordinati, casette basse e decorate e un magnifico fiume, il tutto circondato da basse montagne verdissime, e ci dirigiamo in qualche negozietto per un piccolo pene simbolico che protegge dai diavoli e dalla gelosia altrui (non si sa mai!!! 😜) e compriamo anche qualche bandiera di preghiera per un piccolo rito che faremo al passo “grande”.

Nel piccolo borgo ci fermiamo in una casa dove abbiamo il nostro pranzo. È un ambiente delizioso, molto colorato e accogliente, i padroni sono gentilissimi e hanno preparato per noi molti piatti con i loro prodotti: verdure dell’orto, del riso rosso butanese, un piatto di uova e formaggio che parla da solo e una zuppa di zucca di cui prendo 3 tazze per la delizia! E poi pollo e un mix di chili piccantissimo che non abbiamo il coraggio di assaggiare!

Ovviamente prima del pranzo ci avevano dato il benvenuto con un tè al burro semplicemente delizioso a cui aggiungere il riso abbrustolito e del riso seccato in fiocchi e dei biscotti tipo le nostre frappe!!!!

Dopo pranzo ci fanno vedere la stanza con l'altare che ogni casa buddista deve avere e restiamo incantate a vedere tutti i particolari e anche l’ampiezza di questa stanza (dove ospitano anche monaci di passaggio). Le altre stanze dove si dorme sono escluse dal giro e le porte portano grossi drappi di stoffa colorata.

Si riprende la macchina e giungiamo a Punakha, dove facciamo un giro a piedi per la città, che è sì moderna, ma per noi occidentali è comunque particolare con tutte queste pitture fatte a mano sulle case e i palazzi comunque bassi.

Finito il giro ci portano in un resort meraviglioso: interamente nella foresta, tutto in legno colorato, una stanza enorme, una terrazza di pietra con affaccio sulla valle dove si incontrano due fiumi (quello maschile Pho Chhu molto impetuoso e quello femminile Mo Chhu più calmo) che danno origine al più ampio fiume Puna Tsang Chhu.

Dalla terrazza e dalla nostra stanza si vede anche lo dzong (edificio misto di uffici governativi e monastero), meta pomeridiana di domani per una visita.

Ci offrono in terrazza un tè a scelta tra menta o zenzero e limone del loro giardino… è un resort con solo sei stanze, ovviamente pieno, ovviamente esclusivo anche se è compreso nel prezzo della tassa di soggiorno giornaliera, ovvero ha 3 stelle!!!

Questo posto suggerisce pace e mette pace dentro… ci fermiamo a guardare il panorama che sembra non stancarci mai…

Dopo un'eccezionale cena a base di verdure e di nuovo un profumato tè ci mettiamo in terrazza ad ammirare le stelle, a godere del rumore del fiume e di qualche cicala mentre lo dzong illuminato ci riempie gli occhi di bellezza.

12-10-26 Punakha

Anche la colazione è degna di questo angolo di paradiso: succo di guava, passion fruit e avocado del giardino, marmellata di mele fatta da loro, pancake, due piccole frittelle di patate, burro, miele e un piccolo muffin tipo banana bread…

Alle 9:00 partenza alla volta del nostro breve trek per raggiungere il monastero di Khamsum Yulley Stupa.

Fa molto caldo ma il sentiero è bellissimo: prima tra campi di riso, poi in salita tra alberi di guava, piante varie tra cui l'odorosissima artemisia, querce e pini a perdita d'occhio. Lo stupa è molto bello sia esternamente che internamente. È in stile tibetano, quindi è un tripudio di barocco buddista.

Lo stupa ha tre piani, tutti e tre ricchissimi di statue, dipinti e soffitti stracarichi di stoffe colorate.

Al quarto piano si apre la terrazza sulla spettacolare valle di Punakha e sembra un dipinto per quanto è perfetta. Qui ci sono molti turisti e quindi molte voci ma per qualche minuto riusciamo anche a rimanere sole e a godere di tutto… comprese le cime dell’Himalaya alto che per un attimo le nuvole liberano.

Dopo aver mirato e rimirato, fatto decine di scatti, a malincuore lasciamo la terrazza e ridiscendiamo ai piani, accompagnate dal suono del tamburo e della campana che un monaco suona mentre recita le preghiere.

Di nuovo fuori percorriamo lo stupa rigorosamente in senso orario lungo il perimetro godendo dei fregi in legno e continuando a fare foto.

Ridiscendiamo per un sentiero ad anello e notiamo quanto sono lunghi e a fuoco d'artificio gli aghi dei pini.

Ridiscendendo poi per il sentiero di partenza rincontriamo una mamma con una bimba che ci avevano regalato una guava e dalle quali avevamo acquistato un sacchetto di avocado piccolissimi, grandi come mezzo mignolo!

La guida ci propone un fuori programma per andare a vedere un villaggetto locale e magari vedere la mietitura del riso che qui viene fatta a mano.

Attraversiamo come bambini i campi di riso giallo e arriviamo alle quattro case del villaggio, vediamo peperoncini messi ad essiccare e anche il riso.

In un improbabile negozietto compriamo delle bottiglie di Fanta e una birra da donare a chi lavora nei campi.

Risaliamo nella fanghiglia fino a tre donne che, accettato il nostro dono, ci mostrano come mietono con il falcetto e ordinatamente stendono il riso ad asciugare.

Una volta asciutto verrà battuto a mano, raccolto e lasciato asciugare di nuovo steso al sole.

Un salto indietro nel tempo ma tutto meraviglioso perché fuori da qualsiasi giro turistico e del tutto estemporaneo!

Di nuovo raggiungiamo la macchina per andare in un ristorante in città dove ci siamo solo noi e ci offrono cibo buono e cucinato con cura.

Nel pomeriggio visita allo dzong di Punakha, che è in parte un edificio di uffici pubblici amministrativi e per metà tempio buddista. Letteralmente la torre centrale lo divide in due zone differenti ma unite per filosofia.

I butanesi per rispetto al re, alle istituzioni e al loro popolo devono indossare un drappo: bianco e grande per gli uomini, una striscia di tessuto molto colorato posata su una spalla per le donne, indossati sopra il vestito tradizionale.

Ci spiegano che il re porta il drappo giallo, mentre l’arancio è per gli uomini di governo.

L’edificio è del 1600, riccamente istoriato nel legno e dipinto magnificamente.

Il tempio poi ha tre gigantesche statue: di Guru Rinpoche (che ha portato il buddismo in Bhutan), del Buddha e del fondatore del Bhutan, Shabdrung (monaco buddista tibetano).

Anche questo tempio è molto ricco di stoffe, colori e statue.

Trascorriamo dentro lo dzong una buona ora e poi il programma prevede una passeggiata su un ponte tibetano tra le due sponde del fiume maschio.

Molto frequentato, mi provoca un po’ di mal di mare a percorrerlo e lo devo fare per ben due volte: anda e rianda! 😬

Più bello a vederlo che a farlo, vale comunque la pena per il paesaggio nel quale è incastonato.

Dopo quest’ultima tappa si fa rientro alla nostra bella stanza con vista sullo dzong illuminato e la valle che suona di acqua che scorre a tratti placida a tratti tonante!

13-10-26 Punakha – Valle di Phobjikha

Dopo la solita splendida colazione a km 0 si parte alla volta della valle delle gru dal collo nero. Ci sono un po' di ore di macchina che passano molto bene perché il paesaggio è davvero bello e vario e nonostante le mille curve l’ottima guida del nostro driver non ci procura nessun fastidio. Ci fermiamo in un punto a vedere delle cascate, in un piccolissimo negozietto lungo la strada gestito da una simpatica ragazza che prepara la foglia con una noce allucinogena di qui e del burro rosa che le persone masticano fino ad avere tutta la bocca rossa e che dà dipendenza!

Il negozio è pulitissimo e ordinatissimo e anche se non prendiamo nulla ci permette di usufruire del bagno spartano ma pulito.

Arriviamo al passo e ci godiamo le montagne himalayane medie, le alte si intravedono tra le nuvole.

Da qui scendiamo in questa meravigliosa valle e ci fermiamo in un villaggio di qui.

Per prima cosa visitiamo un monastero tibetano che, come sempre, è un tripudio di legni intagliati e, all’interno, di statue, murales di carta a tutta parete e stoffe colorate.

Poi sosta in casa di una gentilissima signora che, dopo il necessario rito del lavarsi le mani, ci offre un ottimo pranzo.

Loro mangiano con le mani ma a noi danno sempre le posate.

Dopo pranzo percorriamo un chilometro di sentiero natura fiancheggiando i campi di rape e patate e nei boschi di pini che anche qui sono altissimi.

A un certo punto il sentiero fiancheggia questa enorme valle percorsa da un piccolo fiume con mille insenature che è lasciato così per la migrazione delle gru dal Tibet e dalla Cina, che avviene a fine ottobre -novembre, e poi a febbraio -marzo ritornano.

Visitiamo anche un centro per la difesa di queste gru e vediamo in voliera due gru malate (una ha battuto la testa sui fili dell'alta tensione e un'altra ha un danno grave alle ali) che non potranno più essere messe in libertà perché non hanno capacità di volare... O meglio, una forse sì, ma lasciare l'altra senza compagno/a significherebbe condannarla a morte…

Dopo la visita arriviamo al nostro hotel che al momento è il più spartano di tutti ma non manca di letto, piumino e bagno e questo è quel che ci occorre!

14-10-26 Phobjikha – Trongsa

Lasciamo la nostra spartana stanzina di legno con la stufa a legna (ma c’è anche il riscaldamento elettrico!) dopo una colazione strana per qui: pancake, toast, burro e marmellata.

Ci aspettano un po’ di ore di macchina e la salita di due passi.

Il panorama di foreste fittissime ci incanta e le valli sono molto lunghe, quindi la macchina deve percorrere molti chilometri.

Al primo passo l’alto Himalaya ci regala la vista della sola cima, che svetta tra le nuvole, della seconda montagna più alta del Bhutan, che è circa 7.300 m. Inoltre un incontro ravvicinato con un bimbetto o una bimbetta butanese che vuole vedere da vicino la mia macchina fotografica e che mi abbraccia per pigiare tutti i tasti facendosi grandi risate!

Al secondo passo c’è un bello stupa nepalese e uno stupa rettangolare e lungo che non avevo mai visto.

Come sempre ce la prendiamo comoda e ci godiamo posto, silenzio e panorama da fotografare.

Riprendiamo la macchina e costeggiamo una montagna carichissima di alberi più scuri: la Black Forest, che è una riserva naturale, dove nessuno di loro va perché "piena di demoni" e dove sembra vivano liberi tigri e orsi bruni.

Il posto è magico e la foresta fittissima e senza spazi.

Sulla strada troviamo, oltre alle solite mucche e cavalli, anche una nutrita famiglia di scimmie.

Arriviamo in vista di uno dei più antichi e sicuramente uno dei più grandi dzong del Bhutan, ma per arrivare in città bisogna ancora percorrere in macchina la profonda valle. Ci portano prima in albergo, che è un 3 stelle ma a noi sembra un super lusso 5 stelle plus.

Pranziamo, non benissimo, e ci prenotiamo un massaggio ai piedi per dopo cena.

Raggiungiamo lo dzong che è davvero meraviglioso ed essendo le 13:30 ci siamo solo noi, i monaci, 4 cavalli, un asino e una capra, che vengono preparati con paramenti colorati e rappresentanti le varie caratteristiche degli dei, che gli animali impersoneranno per una cerimonia religiosa di questa sera!

Visitiamo prima la parte degli uffici pubblici e poi per scale e scalette saliamo fino al tempio del Buddha Siddharta, riconoscibile perché indossa la corona, tra legni finemente decorati, porte e portoni dipinti, ruote di preghiera.

Il tempio è il più semplice di quelli visti fino ad ora e forse il più vero proprio per questa sua semplicità.

Comunque il luogo è magnifico su questa collina affacciata tra due ruscelli… Tra il rumore dell’acqua e quello delle cicale rimaniamo un bel po’ a goderci il qui ed ora.

Ultima tappa alla torre museo che era il punto di osservazione di protezione dello dzong.

All’interno della torre c'è un bel museo di pezzi riprodotti fedelmente in termini di stato e dei vari monasteri butanesi, e molti oggetti della vita dei guerrieri e dei primi re (anche la radio con cui il secondo re si teneva aggiornato sui fatti del mondo!)

La cena, al contrario del pranzo, è ottima e il successivo massaggio di riflessologia ai piedi di un’ora è sublime!!!

Andiamo a dormire molto contente 😁

15-10-26 Trongsa – Palazzo Ogyen Choling (Valle di Tang)

Anche la colazione è molto buona e poi partenza presto perché abbiamo un lungo, lunghissimo tragitto da fare.

Facciamo un passo a 3.000 m dove ci fermiamo per foto ricordo e poi un passo a quasi 3.400 m dove mettiamo al vento le bandierine che mia mamma aveva espresso il desiderio che mettessi per la pace e quelle in ricordo di Anna. Il nostro driver recita delle preghiere di circostanza per rafforzare il nostro intento. Siamo molto commosse… foto, video e si riparte.

Il viaggio è davvero lungo e a parte una sosta pipì ne facciamo un'altra in un meraviglioso micro negozio di manufatti di lana che all'interno ha tantissimi pezzi da collezione antichi e legati ovviamente al buddismo.

Arriviamo al palazzo Ogyen Choling che è a 3.100 m. Il palazzo realizzato dalla proprietaria è stato restaurato e la torre centrale è un museo ricchissimo di pezzi di vita contadina, domestica, dei monaci: ci sono vestiti, maschere antiche, telai e moltissimi altri oggetti… Un completo museo etnografico davvero ricco e interessantissimo.

Prima della visita abbiamo avuto il pranzo e poi, forse un po’ troppo subito, la visita al museo… Durante la discesa per le ripide scale di legno dalla torre infatti ho un capogiro… lo supero e facciamo anche una piccola passeggiata tra le case del minuscolo borgo e un po' in campagna, ma quando rientriamo nella nostra splendida stanza tutta in legno e decorazioni mi viene un attacco di mal di montagna che mi stende a letto fino alla mattina successiva 😬

Niente cena per me ma il Diamox fa il suo effetto e dormo 9 ore filate!!!

16-10-26 Valle di Tang – Jakar

Per fortuna riesco a fare senza troppi intoppi lo zaino e una buona colazione anche con dei waffle al grano saraceno (che coltivano qui nella valle e che chiamano buckwheat = “baquit”)… conditi con il miele di qui e con una marmellata al rabarbaro e zenzero che rimette al mondo!

Partiamo dal palazzo a piedi per un fangoso sentiero che si snoda nella montagna butanese con paesaggi sempre bellissimi e con l'odore dell'artemisia che si sparge potente nell'aria... Molto del sentiero è costeggiato di marijuana... Arrivati al fiume assistiamo alla raccolta del riso fatta con macchinari antichissimi che separano la crusca dai chicchi e tutto il resto è trasportato a mano… un lavoro bestiale anche considerando il gran caldo…

Riusciamo anche a vedere la base di una costruzione in pietra: i mattoni sono pietre squadrate a mano!!!

Di nuovo in macchina ci spostiamo un poco e facciamo una piccola deviazione per visitare un piccolo gioiello: un tempio che sorge sotto una roccia e dove da giorni c’è una manifestazione in alcune tende a fianco, per cui al suono delle preghiere visitiamo questo semplice e meraviglioso tempio dove un vecchietto ci illustra il miracolo della statua di Guru Rinpoche che ha parlato (la storia è quella di un monaco che puliva sempre la stanza cantando; un giorno il monaco pulì la stanza senza cantare e mentre andava via il guru lo richiamò perché cantasse ancora!) e ci mostra reperti e reliquie pieni di credenze. Restiamo un bel po’ e l’atmosfera è antica e mistica!!!

Riprendiamo la macchina scendendo di quota fino a uno spiazzo da dove parte un altro breve sentiero che facciamo a piedi e che ci conduce a un profondo lago in una forra dove, “ci credi o non ci credi” come dice la nostra guida, un guru ha fatto il miracolo di tuffarsi con una lampada di burro accesa ed è tornato su con la fiamma accesa, e dunque hanno creduto a quel che il guru diceva circa i tesori che il luogo conteneva segretamente.

Ovviamente questo lago è meta di pellegrinaggio dei devoti e, per non rischiare la vita nella forra, è severamente vietato mettere le bandierine, mentre c’è una vasta zona nella foresta piena di queste bandierine e di piccoli stupa fatti con pietre sovrapposte a scalare.

Riprendiamo la macchina e ci conducono in un posto stranissimo dove allevano capre… Sali che ti risali si giunge a un tempio che sembra venir fuori dal nulla e che è unico nel suo genere: tutto dorato, circondato da ponticelli e acqua e da un meraviglioso anello di fiori… Tante piante e fiori anche all’interno. Inoltre la base è tutta trasparente in vetro, quindi da fuori si può già capire la meraviglia che c’è dentro.

Qui doniamo per accendere una lampada di burro in memoria di Anna, come ci suggeriscono guida e driver, sempre con le loro preghiere di accompagnamento…

Ci sono tre piani e dal tetto vediamo vicinissimi i draghi dorati e immensi che proteggono il tempio dai demoni…

Qui oggi abbiamo il nostro picnic con vista sulla valle e il tempio di sfondo: fantastico!!!

Rimontiamo in macchina per un tratto breve e siamo a Jakar, passiamo vicino all'aeroporto dei voli domestici, che è una striscia di asfalto, neanche troppo lunga, e un palazzotto che è tutto l'aeroporto! 😯

Anche qui l'albergo è molto carino e come altri alberghi è tipo “albergo diffuso” con tante casette/stanze sparse.

Lasciamo le valigie e poi fuori programma: si va a vedere lo dzong dove si svolgerà il festival di Jakar perché quel giorno sarà impossibile vederlo!

Muri giganteschi, porte di legno di una grandezza inimmaginabile e, fuori programma del fuori programma, la nostra guida ci mostra un passaggio che facevano i soldati per portare l'acqua allo dzong: 300 enormi gradini di pietra e scale di legno (ora moderne, ma quelle antiche erano da panico, ce n'è un pezzetto dimostrativo vicino al pozzo) ci conducono tra mura di pietra a due torri intermedie e poi a quella con il pozzo in fondo per la raccolta dell'acqua.

Una bella e tostissima camminata in anda e rianda che ci riempie di meraviglia!

Ancora scale per lasciare il palazzo e poi di nuovo a “casa” (anzi "gasa, dolgi gasa" come dice il nostro driver nel suo italiano inventato!) per il riposo, la scrittura del diario e la meditazione in attesa della cena...

17-10-26 Jakar

Dopo una buona colazione a base di grano saraceno si parte a piedi per la visita di vari templi più o meno antichi.

Nel primo tempio il canto e i suoni dei monaci sono diffusi con grandi altoparlanti, facciamo una donazione e ci rilasciano l’attestato con i nostri nomi e con quello di Anna e quindi ci offrono del tè o del caffè benedetto dai monaci con gallette e mais tostato con burro e zucchero.

Le visite che facciamo ai templi sono rigorosamente senza scarpe ed è vietato fare foto, quindi quando, come oggi, se ne vedono tanti, gli interni si confondono uno con l’altro, vista la ricchezza dei dipinti e delle suppellettili varie, e non c’è un solo personaggio perché all’interno oltre al Buddha c’è Guru Rinpoche e altre divinità varie.

Comunque il primo è davvero molto vecchio, mentre il secondo, che raggiungiamo sempre a piedi, è molto moderno e costruito dalla regina madre a partire da un vecchio monastero con all'interno una pietra che ha "l'impronta di Guru Rinpoche" che qui era passato.

Dopo il tempio proseguiamo ancora a piedi per i campi coltivati a mais, ma senza frutto perché serve solo a dare cibo alle mucche. Mucche che qui sono solo da latte e non vengono mangiate, ma, contraddizione in essere, la carne viene importata dall'estero per mangiarla.

Infatti il buddismo vieta di uccidere qualsiasi animale e quindi sono costretti a importare carne macellata altrove!

Dicevo, camminiamo, attraversiamo un ponte pieno di bandierine ma carrabile e giungiamo in una scuola per piccoli monaci il cui tempio antichissimo ha preziosi affreschi ai muri, rovinatissimi dal fumo delle lampade al burro, attualmente conservati da alcuni restauratori svizzeri perché il Bhutan ha grandi rapporti di amicizia con la Svizzera (!?)

Fuori dal tempio c’è una farmhouse dove con pochi altri stranieri consumiamo un pasto buonissimo perché è tutto prodotto dal loro orto, dalle loro coltivazioni di grano saraceno e riso.

Da qui prendiamo la macchina per un tempio ricostruito negli anni ’90 a seguito di un grande incendio del vecchio tempio, di cui si conserva una sola stanza con i muri molto anneriti e all'interno parte di un’antichissima campana sulla quale hanno costruito molte storie fantastiche, una per tutte che quando suonava la sentivano fino in Tibet!

Il nuovo tempio ha una navata centrale alta tre piani e al primo piano ci sono molte statue dedicate a varie divinità.

Noi facciamo una donazione in quella di Tara, che è madre e protettrice delle donne! Ancora in macchina andiamo a visitare una birreria svizzera: la Red Panda! Il padre dell'attuale gestore ha sposato una butanese e fondato questa birreria che è unica in Bhutan e che distribuisce solo qui e non all'estero.

Tutto è in stile svizzero, compresa la musica all’interno del locale, dove si offre la birra in cambio del pagamento della spiegazione della produzione!

Ancora un ultimo tempio al quale arriviamo in macchina, che è privato e molto frequentato anche perché ospita pellegrini in modo gratuito, e stanno costruendo un immenso palazzo proprio accanto al tempio per ospitarli.

Qui vogliono offrirci un tè benedetto e quindi lo prendiamo, anche se con il latte, accompagnato da due biscotti. Anche qui sentiamo i piatti e i tamburi delle preghiere.

Ancora un piccolo tratto in macchina e siamo di nuovo in albergo per il relax pre cena… domani festival!!!

18-10-26 Jakar

Oggi è il grande giorno del festival, importante festa buddista nello dzong di Jakar.

Andiamo molto molto presto per cercare dei buoni posti verso est, così da non avere il sole contro per le foto.

Trovata una buona postazione si inganna il tempo con dei clown che intrattengono il pubblico mentre ancora si svolgono le prove.

Poi iniziano ad arrivare moltissime persone, tutte elegantissime nei costumi tradizionali, compresi i bambini, anche alcuni turisti occidentali vestiti elegantemente con i tradizionali kira per le donne e gho per gli uomini.

Iniziano le danze, che sono molto ripetitive ma rigorose nei passi, eseguite dai monaci con diversi costumi e le maschere, accompagnati da suoni ritmati di piatti, trombe e trombe tibetane. È tutto un gran fascino e quattro ore trascorrono tra foto, riprese e sguardi sia alle danze sia a tutta la folla variopinta, butanese e non.

Oggi abbiamo anche occasione di incontrare la corrispondente che parla italiano (ma che è inglese sposata con un butanese) dell’agenzia che ci ha ottimamente organizzato questo viaggio!! Grazie Louise!!!

Alle 12:00, con gli occhi pieni dei colori dei costumi del festival, lasciamo il festival e ci rechiamo a pranzo in un piccolo ristorante in città.

Poi, poiché i musei sono chiusi sia perché è domenica sia perché c’è il festival, facciamo con la guida un giro per la cittadina entrando in un supermercato e in negozi locali per capire la vita locale. Non avendo fabbriche, in Bhutan importano quasi tutto: hanno solo latte, uova, riso, grano saraceno, olio di senape e moltissime verdure. Ma dai vestiti alle scarpe, ai mezzi di trasporto e altro, è tutto importato. Non ci sono treni in Bhutan: tutti i trasporti sono su gomma.

Finito il giro torniamo sempre a piedi in albergo per fare i bagagli per domani: partenza dall’albergo prevista ore 6:30!

19-10-26 Jakar – Paro

Andiamo presto in aeroporto senza fare colazione, prevedendo di farla a Paro... Le formalità sono molto veloci in questo minuscolo aeroporto e ci accomodiamo in sala partenze dove le porte dei gate sono con la maniglia "di casa" e con una mandata di chiave! Ci dicono che ci sono 30 minuti di ritardo a causa delle nuvole (la pista è molto piccola e l'atterraggio è a vista)... In realtà partiremo un'ora e quaranta dopo l'orario previsto ma siamo molto molto fortunate perché il volo successivo viene cancellato, in quanto il velivolo è previsto vada a Calcutta e non farebbe in tempo a fare anda e rianda... Questo vuol dire farla in macchina e un gruppo di italiani che abbiamo conosciuto al festival dovrà fare più di 10 ore di tragitto in auto per essere a Paro entro stasera!!!

Ancora una fortuna per noi: la nostra guida ci fa sedere nei posti di destra accanto al finestrino e durante il volo abbiamo l'immensa fortuna di vedere tutta la catena himalayana dei 7.000 m... Un incanto... Io sono innamorata di queste montagne e sogno di tornare a camminarci in mezzo!

All’aeroporto di Paro conosciamo una famiglia di quattro persone (italiani e mamma asiatica) che hanno fatto il terribile, difficilissimo Snowman Trek di un mese… Siamo allibite e ci complimentiamo moltissimo con loro: sono dei miti!!!

Dopo il recupero bagagli con un taxi arriviamo in albergo dove abbiamo tutto il tempo per fare una tarda colazione, ci cambiamo velocemente e poi abbiamo il nostro natural textile dyeing workshop che abbiamo fissato come opzione dall’Italia.

Sapevamo di dover vedere e provare la tintura con colori naturali, ma non eravamo pronte a quello che avremmo trovato: la ragazza, madre di un bimbo di due anni, figlia di colei che aveva iniziato questa attività di famiglia, ha perso il marito per un incidente mentre era incinta e, dopo essersi disperata come non mai, pregando e pregando Tara ha deciso di continuare il lavoro della mamma e di donare quanto più possibile per i figli orfani di padre; vorrà mandare suo figlio a fare il monaco perché aiuti anche lui persone sfortunate come lui…

Commosse alle lacrime abbiamo assistito alla pericolosissima procedura fatta con pentole pesantissime, nelle quali bollono acqua e piante sopra un fuoco di legna altissimo e caldissimo… Vederle lavorare è affascinante, sapere del loro proposito è meraviglioso, per non parlare dei colori che vengono fuori su seta e lana. Ci fanno giocare a immergere seta e lana nel colore e ci spiegano tutti i processi.

Tra una cosa e l’altra ci offrono tè con latte, biscotti tipo frappe fatti in casa (buonissimi!!) e dei fiocchi di riso essiccati con burro e zucchero. Ci mostrano anche i colori che creano per le pitture e ci presentano l’artista che fa e insegna quest’arte.

Loro sono diventate famose con i loro progetti e ogni anno il re ordina loro la fascia gialla che deve indossare nelle cerimonie ufficiali!

Quando andiamo via chiediamo alle tre donne che lavorano qui, e che ci hanno mostrato tutto e commosso molto, di poterle abbracciare e tutto è davvero molto commovente e sentito.

Che Tara le protegga!!!

Continuiamo le nostre visite con lo dzong nel quale hanno girato alcune scene del Piccolo Buddha di Bernardo Bertolucci, ma non riconosciamo nulla… Dovremmo rivederlo.

Andiamo poi in un monastero tibetano antichissimo con gli affreschi interni tutti anneriti dalle candele e all’esterno decorazioni con un azzurro blu bellissimo e molto tibetano.

Alla fine giro in città per curiosare tra i negozi e rientro in albergo: domani ci aspetta un bel trek impegnativo fino a 3.100 m al monastero del Tiger’s Nest!!!

20-10-26 Paro

Oggi sveglia presto per il trek del Tiger's Nest. Partiamo alle 7:45 dalla base del trek dopo un breve tragitto in macchina.

Il monastero si vede da subito arroccato su uno strapiombo di roccia di novecento metri, e non solo... C'è una folla immensa di butanesi e ancor più di turisti!

Chi vuole può fare metà percorso, circa due chilometri e 250 m di dislivello, a cavallo e alla base affittano anche bastoni di bambù molto colorati.

Per fortuna prendiamo un passo regolare e in breve ci troviamo fuori dalla folla e senza cavalli tra i piedi.

La salita è continua, a gradoni, a tratti di pietra, a tratti di terreno tenuto da tronchi.

Arriviamo alla stazione intermedia dove c’è una sala da tè colma di gente, sosta pipì e si riparte.

Di nuovo riusciamo a salire al nostro passo e senza troppa folla fino al punto dove si scende di 200 metri e poi lì si risale con grandi gradini di pietra.

Il tragitto è tra boschi di pini e rododendri, i colori autunnali accendono tutto, le cascate che incontriamo e attraversiamo sono incantevoli. Alla fine, dopo due ore, giungiamo al tempio che ha circa 12 sale: noi ne visiteremo quattro, le principali.

Per fortuna anche qui i gruppi che ci precedono si tolgono in fretta dalle scatole e riusciamo a godere di tutto con la nostra calma.

Un monaco ci benedice con un legno rivestito di blu.

Poi ci donano dei semini magici (!?) grazie alla nostra guida.

Si respira una grande spiritualità e ci chiediamo come abbiano trasportato non solo il legno per costruirlo ma anche delle gigantesche e complesse statue in un tempo in cui questo sentiero se lo sognavano! Siamo rapite!

Il complesso è incastonato nella roccia ed è un brulicare di turisti, fedeli e monaci intenti alle loro attività quotidiane.

Il Tiger's Nest è a 3.100 m di quota ed è in onore di Guru Rinpoche, che qui si fermò a pregare.

Dopo un’ora di visita su e giù per scale con altissimi gradini di pietra riprendiamo la discesa per la stessa via dell’andata.

Ora è più caldo e ci sono persone che ancora salgono!

Finito il nostro trek con grande soddisfazione per avercela fatta, per non avere il fiatone e neanche un dolore, in macchina andiamo in una casa di persone di questa zona dove ci offrono un pranzo da 9-10 portate spettacolare!!!

Dopo giochiamo con l'arco di bambù e le frecce (qui sport nazionale) di una semplicità primordiale e ovviamente falliamo miseramente!!! 😯

Sempre qui alla farm ci regaliamo un bagno con le hot stone: pietre di fiume che dalla mattina sono in un fuoco di legna altissimo e che vengono messe nella parte esterna di una corta vasca piena d'acqua ed erbe medicinali… Incredibile quanto a lungo l'acqua rimanga caldissima!

Ci concediamo 45 minuti di bagno perché di più ci abbasserebbe troppo la pressione... Ma come ultimo auto-regalo butanese è veramente una favola!!!

Per festeggiare ci offrono una grappa di qui, con infusione di funghi himalayani, che loro chiamano vino, e poi ci congediamo da questa splendida famiglia contadina!

Di nuovo in albergo si preparano i bagagli, si sistemano le ultime cose e dopo diario e meditazione di ringraziamento siamo pronte per il sonno e il lungo viaggio di domani…

Grazie Anna, grazie Bhutan, grazie meravigliose persone di qua!

21/22-10-26 Paro – Delhi – Roma

Il rientro è lunghissimo, soprattutto perché la sosta nell'aeroporto di Delhi è di più di 15 ore, ma il tempo tutto sommato scorre via e non facciamo altro che parlare di quanto abbiamo vissuto in questi giorni… grate per la vita 🙏🏼

Due parole su Tara che tanto ci ha affascinato:

La Tara Bianca e la Tara Verde sono due delle manifestazioni più venerate di Tara, la divinità femminile e Bodhisattva della compassione nel buddismo tibetano e himalayano (incluso il Bhutan).

Tara Bianca (Dolma Karpo) - Mantra: https://bit.ly/mantra_tara_bianca

- Significato e simbolismo: Rappresenta la purezza, la longevità, la guarigione e la serenità.

- Iconografia: Viene raffigurata con sette occhi (due sul volto, uno sulla fronte, due sui palmi delle mani e due sulle piante dei piedi), a simboleggiare la sua onniscienza e la sua capacità di vedere e soccorrere la sofferenza in ogni luogo.

- Scopo della pratica: Viene invocata per ottenere buona salute, protezione dai pericoli e una lunga vita.

Tara Verde (Dolma Jangku) - Mantra: https://bit.ly/mantra_tara_verde

- Significato e simbolismo: È considerata la "Madre di tutti i Buddha" e l'azione compassionevole immediata.

- Iconografia: Viene raffigurata con il corpo di colore verde, seduta con la gamba destra leggermente protesa in avanti, pronta ad alzarsi e intervenire subito in aiuto dei praticanti.

- Scopo della pratica: Viene pregata per superare gli ostacoli, la paura, i dubbi e le difficoltà della vita quotidiana.

Origine comune

Secondo la tradizione, entrambe sono nate dalle lacrime di Avalokiteshvara (il Buddha della compassione), che pianse vedendo la sofferenza del mondo: dalla lacrima dell'occhio sinistro nacque la Tara Verde e da quella dell'occhio destro la Tara Bianca.

Agenzia viaggio: bhutanvisit.com; responsabile per l’Italia: louisa@bhutanvisit.com

Link alle foto: https://www.photo-pick.com/online/UwCzuiEO.link 


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